Vanessa Casu: Da cieca a 20 anni per l’artrite reumatoide alla libertà ritrovata grazie a Pancake

Una ragazza di Roma, una diagnosi pesante, una vita piena di musica e creatività. La storia di Vanessa Casu non corre in linea retta. Piega, cade, risale. E a un certo punto, quando la paura sembra chiudere tutte le strade, entra in scena un compagno a quattro zampe dal nome dolce: Pancake. Da lì, il passo cambia.

Chi è Vanessa Casu

Ha trent’anni. È cantautrice, batterista, compositrice, content creator. Si è laureata in Comunicazione, Media e Giornalismo alla Sapienza. È anche atleta di kickboxing, cintura nera. La descrivi e pensi a un metronomo che tiene insieme ritmo e disciplina. Il suo mondo nasce da suoni e parole. Si allena, registra, scrive. Ogni progetto ha un tempo preciso. Ogni palco, un battito da rispettare.

La diagnosi

C’è però un altro tempo, più lento. Da bambina le diagnosticano artrite reumatoide. È una malattia infiammatoria cronica. Colpisce le articolazioni, ma può toccare anche altri organi. In età pediatrica, forme affini come l’artrite idiopatica giovanile possono associarsi a uveite. Gli studi stimano un rischio fino al 15-20%. Le conseguenze serie oggi sono meno frequenti grazie alle terapie mirate, ma ogni storia clinica è unica. E qui i dettagli medici completi non sono pubblici.

La cecità

Nel suo caso, la vista cala passo dopo passo. A vent’anni diventa cieca. Lei lo racconta senza enfasi. Prima arriva lo smarrimento. Poi gli attacchi di panico. Le città rumorose amplificano tutto. Una scala mobile diventa un muro. Un autobus, un labirinto. Chi non vede costruisce mappe mentali. Ma quando l’ansia cancella i punti di riferimento, anche la mappa si strappa.

La situazione in Italia

Oggi in Italia vivono centinaia di migliaia di persone non vedenti o con ipovisione grave. I numeri oscillano a seconda delle definizioni. Le statistiche ufficiali non sono uniformi, ed è giusto dirlo. Ma la fotografia basta a capire una cosa: l’accessibilità non è un favore. È infrastruttura.

La forza di Vanessa

Fino a qui, Vanessa regge con forza. Famiglia, amici, terapia. La musica le dà una postura. La kickboxing le dà equilibrio. Ma manca qualcosa che le restituisca davvero la strada.

Il patto con Pancake

Quel qualcosa ha un nome semplice: Pancake. È un cane guida. Arriva dopo un iter selettivo. Il percorso è lungo, spesso oltre un anno di addestramento, con educatori specializzati. Non è un “aiuto” generico. È un sistema di sicurezza, autonomia e fiducia. In Italia le liste d’attesa non sono brevi. Anche per questo, quando l’abbinamento funziona, cambia la vita.

La libertà con Pancake

Con Pancake, Vanessa torna a camminare a testa alta. Il cane segnala gradini, ostacoli, attraversamenti. Lei dà i comandi. La coppia diventa un unico gesto. La differenza vera non è soltanto spostarsi. È tornare a scegliere. Prendere una deviazione per un caffè. Fermarsi a sentire un busker. Dire sì a una sala prove dall’altra parte della città. Questa è libertà.

La quotidianità con Pancake

Il resto è quotidianità concreta. Allenamenti al campo, microfoni in studio, mail da gestire, scale da salire. Le mani sulle bacchette. Il respiro prima di un pezzo nuovo. Una community online che cresce, perché l’esperienza personale diventa racconto pubblico. Non per lezione, ma per vicinanza. La sua voce dice: si può avere paura. E si può spostare la paura di lato finché non ingombra più.

Il coraggio di Vanessa

C’è un’immagine che resta: un’imbracatura che si allaccia, una coda che vibra, il rumore della città che si apre come un sipario. Ti viene voglia di chiederti quale “Pancake” potrebbe rimetterti in cammino, anche se vedi benissimo con gli occhi. Perché a volte la vera autonomia è ricordarsi dove ascoltare il proprio coraggio.