La storia di Riccardo Pittis, fuoriclasse del basket italiano, che a 57 anni sceglie un sì maturo e luminoso con Valentina: un gesto semplice e deciso, che parla di tempo, di scelte e di seconde stagioni della vita.
Sarà uno dei canestri più importanti della sua vita. Non sul parquet, ma in un giorno di luce calma. Chi conosce Riccardo Pittis sa che non ha mai avuto fretta. In campo aspettava il momento giusto per l’anticipo, lo spazio esatto per l’assist. Fuori, uguale: poche parole, molti fatti. E una coerenza che lo ha reso una leggenda del basket più per lo stile che per le statistiche.
Ha costruito la sua carriera tra Olimpia Milano e Benetton Treviso, diventando colonna di due squadre che hanno segnato il basket italiano dagli anni Novanta in avanti. Il suo palmarès è tra i più ricchi della sua generazione: scudetti, Coppe Italia, Supercoppe e trofei europei. Numeri esatti e primati variano a seconda degli archivi; quello che non cambia è la memoria collettiva di un giocatore totale, feroce in difesa, intelligente nelle letture, pulito nei gesti.
Ma il punto di oggi non è un record. O meglio, lo è a modo suo. A 57 anni, Pittis ha sposato Valentina. Una scelta pacata, niente clamori inutili. I dettagli della cerimonia non sono stati resi pubblici in modo uniforme: circolano immagini e racconti, ma senza conferme ufficiali su luogo e inviti. Basta però osservare le parole utilizzate da chi c’era e da chi lo conosce: “scelta”, “serenità”, “tempo giusto”. È la grammatica della maturità.
Cresciuto a Milano, lungo e rapido, Pittis ha interpretato il ruolo dell’ala come pochi. Non cercava la copertina, cercava l’equilibrio. Con Treviso ha attraversato una delle stagioni più fertili del nostro movimento: un progetto moderno, un’idea di pallacanestro che ha formato giocatori, tecnici, dirigenti. Lui è stato ponte credibile tra campo e spogliatoio, poi tra spogliatoio e scrivania. Chi lo ha seguito lo ricorda come leader silenzioso e affidabile. In Nazionale è stato presenza costante, parte di un gruppo che ha riportato l’Italia a misurarsi con l’élite europea. Sono fatti documentati, al netto dei toni da amarcord.
Ed eccoci al presente. Matrimonio non come atto di rottura, ma come naturale prosecuzione di una relazione. A 57 anni non si cerca il colpo di scena: si cerca casa. Lo si vede nei dettagli che filtrano: abiti semplici, sorrisi pieni, una festa asciutta. È l’idea di una promessa che non chiede scenografie, perché si regge da sola. C’è, dentro, la stessa cifra che faceva dire agli allenatori: “con lui dormo tranquillo”.
In un Paese che spesso misura tutto con l’urgenza, questo sì ha un passo diverso. Dice che l’amore non è una rincorsa, è un ritmo. Che si può scegliere senza ansia, decidere quando la vita si fa chiara. Per chi ha seguito Pittis tra Milano e Treviso, non è una sorpresa: è coerenza con un modo di stare al mondo. E per chi guarda da fuori, è un invito gentile a misurare il proprio tempo. Forse non abbiamo tutti un palazzetto che applaude, ma abbiamo tutti un tiro da prenderci. Quando arriva il momento, lo riconosci: la palla respira nelle mani, il canestro è lì. E tu, finalmente, tiri. Dove ti porta oggi il tuo gesto semplice e deciso?