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Il drone per il soccorso stradale supera i primi test: come funziona e come potrebbe aiutarci

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Antonio Papa

Il progetto VISTA sta rivoluzionando il soccorso stradale con l’uso di droni e intelligenza artificiale. Un passo avanti per la sicurezza stradale e la gestione degli incidenti.

Per anni abbiamo pensato ai droni come a gadget. Poi sono entrati nei cantieri, nelle campagne, perfino nelle squadre antincendio. In Italia, anche le autostrade li hanno messi alla prova: Autostrade per l’Italia con il progetto Falco, A35 Brebemi con il proprio monitoraggio autostradale. Fin lì, soprattutto occhi dall’alto. Utili, sì. Ma distanti dal momento in cui qualcuno ha davvero bisogno.

Il drone per il soccorso stradale supera i primi test: come funziona e come potrebbe aiutarci

Quello che cambia la partita è un sistema che non si limita a guardare. Che arriva, osserva, interpreta e aiuta. Non prima di mezz’ora. Subito.

Si chiama VISTA: “Assistenza visiva da drone al soccorso stradale”. Lo ha sviluppato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari nell’ambito del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030.

L’idea è semplice, l’esecuzione no. Il drone decolla e sorvola l’area del sinistro. Trasmette immagini in tempo reale ai centri operativi. L’intelligenza artificiale riconosce i veicoli coinvolti. Segnala persone a terra, anche se nascoste tra rovi o dietro guardrail. Evidenzia perdite di carburante, ingombri, vie di accesso.

Questo produce una mappa chiara nei primissimi minuti. Proprio dentro la golden hour, la finestra che decide spesso la differenza tra vita e morte. Se l’ambulanza sa dove fermarsi, chi raggiungere per primo, che attrezzature servono, il tempo si stringe. E il tempo, qui, è quasi tutto.

La prova è arrivata sul campo. Il 18 marzo 2026, a Bari, nell’area di Lama San Giorgio, durante una simulazione di incidente motociclistico, VISTA ha superato il suo primo test operativo. C’erano i tecnici del MIT e dell’Università, il 118, l’ASL Bari, la Polizia Locale, le associazioni “Uniti per i Risvegli” e “Vivi la Strada”. Non una demo per addetti ai lavori: una scena credibile, con le stesse incertezze di un giorno qualunque.

Perché potrebbe fare la differenza

VISTA non è solo “telecamera volante”. Ha un protocollo di interazione drone-persona. Parla, rassicura, chiede risposte semplici (“Respiri? Riesci a muovere le dita?”). E intanto registra. Crea una documentazione certificata dell’incidente. Questo aiuta chi soccorre, ma anche chi indaga e chi, dopo, dovrà chiarire responsabilità e dinamiche.

C’è un altro punto che convince: la scalabilità. L’ipotesi, oggi senza date ufficiali, è di partire dalle arterie più a rischio e dai periodi caldi, come esodi e rientri. L’Italia conta ancora oltre 3.000 vittime l’anno sulle strade, con migliaia di feriti gravi. Un drone non fermerà una distrazione al volante. Ma può accorciare i minuti che separano un urto da un battito che torna regolare.

Ho un ricordo nitido: una piazzola di sosta all’imbrunire, un casco a terra, telefoni che non prendevano, indicatori d’emergenza che lampeggiavano fuori tempo. In quei momenti chiunque guardi, capisca e parli è benvenuto. Se arriva dal cielo e non intralcia, meglio ancora.

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!