Qualità istituzionale e capitale sociale come fattori di sviluppo. L’Italia nel rapporto Doing Business 2018

Pubblicato il
02 Luglio 2018
Italia nel rapporto Doing Business 2018

Quello delle determinanti di crescita e sviluppo di un Paese (e dei suoi territori) è da tempo un tema di analisi e studio su cui si registra un’attenzione sempre crescente. Come rilevato nell’approfondimento relativo all’indice di qualità istituzionale, anche l’Unione europea sembra ormai seguire il filone tracciato per cercare di comprendere al meglio quali possano essere i fattori su cui agire per migliorare la qualità e la competitività di un territorio.

Di fatti, al netto dei fattori necessari a generare ricchezza (capitale, lavoro, tecnologie), un buon funzionamento della pubblica amministrazione, il profilo culturale e il posizionamento geografico di un territorio rappresentano determinanti fondamentali per lo sviluppo, la qualità della vita dei cittadini e la possibilità di fare buona impresa.

Quello del rapporto fra qualità istituzionale e capitale sociale è un tema che tocca da sempre il più antico dei rapporti causa-effetto. Certamente un’alta qualità istituzionale è associata ad un basso livello di diseguaglianza, ma al contempo una migliore qualità delle relazioni sociali e dell’impegno civico dei cittadini ha il potere di determinare una migliore qualità dell’amministrazione. Così diventa naturale che, in contesti diversi, siano essi Paesi differenti o territori diversi di uno stesso Paese, sarà legittimo aspettarsi istituzioni diverse. Così come sarà altrettanto legittimo attendersi che lo sviluppo dei territori e la mobilità di merci e persone siano profondamente orientati da una continua ricerca di migliori opportunità tanto in termini di reddito, quanto di un ambiente socio-economico caratterizzato da fiducia, capitale sociale, senso di appartenenza e quadro istituzionale dal forte valore aggiunto.

In questo senso ogni anno la Banca Mondiale, con il suo rapporto Doing Business, prova a descrivere le “condizioni” in cui si fa impresa in 190 economie di tutto il mondo.

La fotografia, scattata attraverso la misura, fra l’altro, di 11 aree della disciplina normativa e fiscale di ciascuna economia analizzata, riguarda l’intero ciclo di vita dell’impresa: dall’avvio dell’attività fino alla fase operativa, dalla tutela dell’investitore e dei diritti di proprietà fino alle condizioni di commercializzazione e di accesso al credito.

Secondo i dati del rapporto Doing Business 2018, a salire sui primi tre scalini del podio della classifica generale sono, rispettivamente, Nuova Zelanda, Singapore e Danimarca. Tre Paesi in cui il tempo e i costi per ottenere un permesso di costruzione, per avviare un’impresa o per risolvere una controversia sono piuttosto bassi e comunque nettamente inferiori alla media dei Paesi OCSE.

Nelle prime dieci posizioni della classifica generale si trovano anche Regno Unito (7°), Norvegia (8°) e Svezia (10°). Germania e Francia, invece, si collocano rispettivamente al 20° e al 31° posto e fanno registrare entrambe un peggioramento nel ranking rispetto all’anno precedente.

Un miglioramento in classifica, invece, spetta alla Spagna (dal 32° posto del 2017 al 28° del 2018) e all’Italia. Con uno score che passa da 71.55 a 72.70 e un recupero di quattro posizioni rispetto all’anno precedente, il nostro Paese fa registrare il miglior avanzamento nell’area OCSE e sale al 46° posto della classifica generale.

L’avanzamento italiano sembra essere correlato soprattutto a una migliore capacità di accesso all’energia elettrica (Getting Electricity) e a un miglioramento del sistema di pagamento delle imposte (Paying Taxes) da parte delle imprese. In realtà sono da annotare anche alcuni progressi nella semplificazione della registrazione dei diritti di proprietà da parte delle aziende e nella risoluzione dei fallimenti, oltre che una tenuta di quel leggero miglioramento ottenuto già nel 2017 nella risoluzione delle controversie e, dunque, nei tempi della giustizia.

Dai dati analizzati è evidente che la modernizzazione di un sistema amministrativo non va osservata esclusivamente dal punto di vista del percorso di semplificazione, del miglioramento delle regole e della maggiore efficacia dei servizi, quanto secondo una prospettiva integrata con profonde implicazioni di policy. La presenza di quelli che, secondo gli economisti, sono spillovers direttamente correlati con la buona qualità delle istituzioni ha, di fatto, degli impatti significativi tanto sulla competitività delle imprese quanto sulle dimensioni macroeconomiche di un territorio.

La good governance è anzitutto una buona visione di questa prospettiva.