Programma Nazionale di Riforma 2018, il contributo di Regioni e Province autonome al Def

Pubblicato il
03 Agosto 2018

Protagoniste del cambiamento a livello territoriale e nel contempo fattori chiave nel processo di riforma nazionale, così come richiede al Paese l’Unione Europea. Hanno lavorato con questo spirito le Regioni italiane nel redigere il Contributo al Programma nazionale di Riforma 2018, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e indicato allo scorso FORUM PA come buona prassi italiana di capacità amministrativa per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il PNR è il documento richiesto dall’Ue e allegato al Def (Documento di economia e finanza) che annualmente illustra la portata degli interventi strategici messi in atto dalle amministrazioni nazionali e regionali, la loro coerenza con gli orientamenti dell'Unione europea e l’impatto atteso. Inoltre, il Programma presenta un’agenda di interventi previsti per i mesi successivi, con cui si definisce il percorso attraverso il quale l'Italia intende conseguire gli obiettivi definiti a livello europeo, garantendo la stabilità delle finanze pubbliche.

Alla realizzazione del PNR partecipano dal 2012 anche le Regioni e le Province autonome, che attraverso un impegno svolto in sinergia sui territori, redigono insieme un documento unitario importante. L’obiettivo è classificare in dettaglio i processi messi in atto mettendo in evidenza le best practice di capacità amministrativa, in risposta alle Raccomandazioni annuali indirizzate all’Italia, nonché ai progressi perseguiti rispetto ai Target della Strategia Europa 2020 e in correlazione ai Risultati Attesi derivanti dall’Accordo di Partenariato per la programmazione dei fondi Sie 2014-2020.

Nel 2017 sono stati circa 2800 i provvedimenti di riforma analizzati, programmati e attuati, grazie ai quali sono state implementate le riforme richieste dall’Unione europea a livello locale e conferito al PNR il carattere di strumento di governance multilivello.

Numerosi gli interventi programmati e realizzati dalle Regioni in materia di efficienza della Pubblica Amministrazione. Per colmare il gap con gli altri Paesi Ue, le Amministrazioni hanno cercato di migliorare le prestazioni adottando processi di riorganizzazione, incentivazione delle politiche del personale e management pubblico (riforma del pubblico impiego). Sono stati promossi piani di rimodulazione degli assetti organizzativi della dirigenza (Lombardia) e dato avvio a percorsi di rafforzamento delle dotazioni organiche mediante assunzione di personale (Basilicata, Trento) e stabilizzazione di lavoratori precari della PA (Emilia Romagna); attivati interventi a favore della riduzione degli oneri regolatori in attuazione dell’Agenda per la Semplificazione.

Inoltre, le Regioni hanno operato in attuazione dell’Agenda Digitale e in favore della Banda Ultra Larga, concentrando interventi per una migliore e più efficace interoperabilità dei servizi e per una ICT a favore di cittadini e imprese, oltre che rafforzando i sistemi regionali per l’innovazione.

Molteplici le azioni avviate anche in tema di politica di bilancio, materia fiscale, competitività delle imprese, trasparenza e legalità, ambiente, lavoro e welfare.

Un’esperienza nel complesso positiva secondo le Regioni al punto da indurre la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome a chiedere al Governo di migliorare questa forma di collaborazione attraverso un raccordo istituzionale, al fine di mettere a sistema le rispettive esperienze e costruire così un contributo condiviso tra Stato e Regioni.