La sostenibilità in Europa entro il 2030

Pubblicato il
03 Settembre 2019
La sostenibilità in Europa

Sostenibilità vuol dire prendersi cura del futuro. Per questo è necessario rendere sostenibile dal punto di vista ambientale la crescita economica abbassando, contemporaneamente, il debito pubblico affinché anche questo sia sostenibile dalle generazioni future. È, infatti, indispensabile costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile nel lungo periodo, rispettoso dell’ambiente e che assicuri una migliore qualità della vita. 

Dare, quindi, alle generazioni future la possibilità di vivere dignitosamente in un paese abitabile è un tema che l’Europa ha previsto in modo esplicito fin dal 1997 con il Trattato di Amsterdam.

Nel giugno del 2001 l’Unione europea (UE) ha fatto, poi, un passo avanti  adottando una prima Strategia per lo sviluppo sostenibile finalizzata ad integrare tale sviluppo nelle politiche settoriali di competenza europea.

Un punto di svolta si è avuto a fine settembre 2015, quando, all’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), 193 Stati di tutto il mondo hanno sottoscritto il documento Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

La nuova Agenda strategica, per la stesura della quale l’UE ha svolto un ruolo trainante, si basa su quattro pilastri fondamentali (economia, società, ambiente e istituzioni) e riconosce appieno lo stretto legame tra il benessere umano e la salute dei sistemi naturali, individuando 17 obiettivi generali di sviluppo sostenibile (OSS) da raggiungere entro il 2030. Tali obiettivi si articolano in 169 target, raggruppati in 5 aree prioritarie (le 5 P): Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership. 

L’Europa, poi, con l’Accordo di Parigi sul clima di fine dicembre 2015, ha formalizzato la sua attenzione su un aspetto importante dell’ambiente e la sua sostenibilità e cioè, appunto, il clima.

Nel marzo del 2017 la Commissione, con il Libro bianco sul futuro dell’Europa, ha introdotto quei temi che sono stati esaminati in un secondo momento nel documento di riflessione reso disponibile a fine gennaio 2019 e intitolato Verso un’Europa sostenibile entro il 2030. Con la pubblicazione più recente è stato fatto il punto sulla situazione e sono state elencate tutte le decisioni prese dall’UE per raggiungere gli OSS [in lingua inglese: Sustainable Development Goals (SDGs)] nel territorio europeo ed è stato formalizzato l’impegno dell’Unione a rispettare gli OSS dell’Agenda 2030 dell’ONU, incluso l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Tale atto, inoltre, ha cercato di indirizzare la discussione su come tali obiettivi possano essere raggiunti nel modo migliore, posta la numerosità degli ambiti toccati (economia circolare, strategia per la crescita sostenibile nei settori marino e marittimo, bioeconomia, piano d’azione sulla finanza sostenibile, agenda urbana per la UE, pilastro sociale, consenso europeo in materia di cooperazione allo sviluppo ecc.)

In tale quadro, riassuntivo ma comunque complesso ed articolato, si inserisce il recente parere del Comitato europeo delle Regioni (CdR) Gli obiettivi di sviluppo sostenibile: una base per la strategia UE di lungo termine per un Europa sostenibile entro il 2030 espresso in sessione plenaria il 26 e 27 giugno. Questo parere esprime l’idea di base per la quale la sostenibilità europea è imperniata sul ruolo degli enti locali e regionali come responsabili politici e attori dell’attuazione degli OSS: fondamentali sono, infatti, i governi regionali e locali nel perseguimento di tali obiettivi. 

L’importanza delle autorità regionali e locali in questo processo è data proprio dalla necessità di un approccio dal basso, perché conoscono meglio e più a fondo la realtà del territorio avendo concrete funzioni di gestione in quasi tutti i settori interessati dagli OSS.

Con il parere citato, in sintesi, il Comitato europeo delle Regioni:

  • invita la Commissione e il Consiglio a riconoscere l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i suoi 17 OSS come priorità per la loro agenda politica e come obiettivo generale del prossimo piano strategico dell'UE per il periodo 2019-2024 e oltre; 
  • sottolinea l'urgenza di una strategia generale dell'UE per coordinare le pertinenti misure di attuazione tra tutti i livelli di governo, con obiettivi temporalmente definiti e risultati concreti da conseguire entro il 2030, accompagnati da meccanismi di monitoraggio e riesame; 
  • chiede che la nuova Commissione europea assuma un ruolo guida nella creazione di una governance multilivello multilaterale e intersettoriale che consenta di integrare tutte le dimensioni degli OSS in tutte le politiche dell'UE ed incoraggia la Commissione europea a utilizzare gli orientamenti per legiferare meglio, tenendo conto di tutte le dimensioni degli OSS; 
  • osserva che il 65% dei 169 sotto-obiettivi dei 17 OSS richiede il saldo coinvolgimento delle regioni e delle città nell'attuazione e nel monitoraggio di tali obiettivi. Infatti, molte regioni e città europee sono state all'avanguardia in questo processo di localizzazione degli OSS e hanno dimostrato che le regioni e le città sono essenziali per l'attuazione efficace e rapida degli obiettivi citati; 
  • sottolinea che la coesione è il principale strumento d'investimento con cui l'UE sostiene le città e le regioni nella realizzazione degli OSS e garantisce il loro sviluppo economico, sociale e territoriale. Si auspica, pertanto, che gli obiettivi della prossima politica di coesione dell'UE siano meglio allineati con gli OSS, al fine di garantire una migliore attuazione e coerenza delle azioni. 

Gli enti locali e regionali europei, dunque, hanno risposto al documento di riflessione sul futuro sostenibile dell’Europa pubblicato dalla Commissione UE a gennaio scorso, evidenziando la necessità di un’azione a tutti i livelli: istituzioni UE, Stati membri e regioni.

È arrivato il momento di stabilire una strategia europea con obiettivi e scadenze entro il 2030, in cui includere tappe chiare e un processo di monitoraggio che comprenda obiettivi regionali differenziati per raggiungere gli OSS sul territorio. Chiediamo alle istituzioni UE e agli Stati membri di allineare il Semestre europeo e la futura politica di coesione agli OSS localizzati” ha, di fatto, dichiarato in una nota il relatore del parere adottato dal CdR, Arnoldas Abramavicius.