Formazione PA: troppo attenta a norme e procedure, minima su organizzazione e management

Pubblicato il
18 Luglio 2018
Formazione dipendenti pubblici

Percorsi di aggiornamento brevi e mirati per lo più a procedure interne; attività formative focalizzate prevalentemente su temi giuridico-normativi e tecnici, anziché su aree del management, organizzazione, comunicazione. Risultato: una Pubblica Amministrazione orientata all’efficienza della macchina e poco all’innovazione, protesa al futuro ma che senza adeguate competenze rischia di rimanere ancorata in modo anacronistico al passato.

È questa la fotografia scattata da un’indagine sulle competenze dei lavoratori pubblici condotta da FPA, società del gruppo Digital360. I numeri parlano chiaro: la formazione dei dipendenti pubblici è diminuita nel tempo. Secondo i dati riportati nel conto annuale, infatti, se nel 2008 la media di giornate di formazione per ciascun dipendente era 1.4, nel 2016 è scesa a 0.9, appena 6-7 ore di formazione in un anno. Troppo esigua per aumentare le competenze e le conoscenze in un sistema amministrativo, economico e sociale complesso e in forte evoluzione.

Non solo. Qual è stata la tipologia di formazione che i dipendenti pubblici hanno ricevuto lo scorso anno? Di quali percorsi avrebbero bisogno? Quali competenze esercitano nel loro lavoro quotidiano e, se vengono aggiornate, con quali modalità?

Dalla ricerca di FPA, su un panel di 1.346 persone (di cui 81,5% dipendenti pubblici) è emerso che lo scorso anno 6 dipendenti su 10 hanno ricevuto formazione e dichiarano di essere stati aggiornati soprattutto su temi giuridico-normativi (32,2%), informatica e telematica (12%), materie tecnico-specialistiche (11,8%).

Quasi nulla invece è stato erogato relativamente alle soft skills: organizzazione (9,4), temi manageriali (5,3%), comunicazione (8,4%), lingue straniere (4%). Proprio quelle aree di competenza che, se potenziate, rafforzerebbero la capacità amministrativa e strategica della PA, favorendone l’evoluzione verso un vero e proprio cambiamento.

E i diretti interessati cosa ne pensano? Dalle risposte raccolte i dipendenti non percepiscono tale carenza come fattore critico: il 43,6% dei lavoratori ritiene di avere “molte più competenze di quelle che servono nel proprio lavoro quotidiano” e il 34,5% le considera “adeguate”.

La formazione ricevuta nell’ultimo anno è giudicata utile dall’80% di chi ne ha beneficiato, anche se i lavoratori sostengono che il principale motivo di crescita delle proprie competenze sono stati l’autoformazione (48,5%) e l’esercizio stesso del proprio ruolo (31,2%) piuttosto che la formazione ricevuta (9,5%).

In sostanza, chi lavora nel settore pubblico non sente alcun bisogno di acquisire competenze manageriali o abilità relazionali, comunicative e gestionali. Quasi il 50% degli intervistati, infatti, afferma di svolgere un’attività esecutiva, con lo stesso ruolo e mansione da oltre 10 anni; pertanto, l’aggiornamento avvertito come necessario è prevalentemente legato a conoscenze specialistiche riferite al proprio settore professionale (29,4%), conoscenze normative (27,2%) e competenze tecnologiche (20,5%). Appena il 12,8% reclama competenze relazionali e l’8,6% competenze manageriali.

Di diversa opinione risultano invece cittadini e imprese coinvolti nel panel di FPA, per i quali formare sui nuovi processi interni è importante ma non basta: per rendere la PA più capace di pianificare, programmare, lavorare per progetti e utilizzare le opportunità d’innovazione offerte dal digitale - è emerso dall’indagine - i dipendenti dovrebbero essere aggiornati sugli adempimenti, ma anche possedere maggiori abilità organizzative, manageriali e tecnologiche.